La Via Ferdinandea
Verso la metà dell’800 Monza subì degli importanti interventi urbanistici che ne modificarono l’assetto e, da un certo punto di vista, segnarono la transizione dall’antica struttura medievale a quella ottocentesca.
Una delle zone più interessate da questi cambiamenti fu quella che oggi conosciamo come via Vittorio Emanuele II.
Il 1° settembre 1838 infatti Ferdinando I d’Austria giunse a Milano con la moglie Marianna Carolina di Savoia per farsi incoronare con la preziosa Corona Ferrea.
La sua visita in Italia durò 15 giorni nei quali si recò anche alla Ville Reale. Per rendere memorabile la sua visita a Monza si volle sancire l’evento, com’era uso in quei tempi, con un’opera edilizia che ne tramandasse l’importanza.
Si decise quindi di aprire una nuova strada collegandosi al progetto Austriaco di sistemazione di una via militare per Lecco e per il Tirolo: la Strada Ferdinandea.
Questo progetto, basato sulla simmetria delle linee, aveva lo scopo di creare una via di ingresso alla città più imponente spostando l’asse prospettico dall’antica via Lambro, che dal ponte di Arena giungeva al Duomo, all’Arengario, nuovo traguardo visivo per chi entrando nella città transitava sul Ponte dei Leoni.
I lavori partirono nel 1838 quando il ponte d’Arena venne demolito e sostituito con l’attuale Ponte dei Leoni progettato dall’Ing. Caimi, più corto e ampio, atto a permettere il passaggio di mezzi militari pesanti e truppe.
Inaugurato nel 1842 venne ornato da quattro leoni in marmo di Carrara dello scultore milanese Tantardini.
Successivamente nel 1846 incominciarono gli importanti lavori di demolizione che sventrarono diametralmente la Contrada Porte Lambri in modo che dal ponte si giungesse direttamente fino all’antico Palazzo Comunale.
Il 10 giugno 1847 la via venne finalmente inaugurata con il nome “Ferdinandea”, cambiato poi in via Francesco Giuseppe nel 1849 e infine in via Vittorio Emanuele II.

Dal lato opposto la via continuava, come oggi, fino al ponte di via Lecco ma si stringeva e curvava entrando nell’antico Borgo di Arena all’altezza della ormai scomparsa chiesa di San Maurizio.
Questo gioiello in stile tardo gotico, a cui dedicheremo un articolo a parte, venne demolito nel 1884 per dare continuità alla “via noeuva” e allargare la strada in modo che si potesse raggiungere più agevolmente il sobborgo della via per Lecco.


